In questa intervista esclusiva rilasciata al giornalista Francesco Loi per Il Tirreno (pubblicata il giorno mercoledì 4 giugno 2025), l’architetto Massimo Del Seppia — presidente dell’Associazione LP e ideatore della Biennale Architettura Pisa — condivide visione, valori e obiettivi della sesta edizione. Dalla rigenerazione urbana dei quartieri al rapporto tra natura e architettura, un racconto appassionato su come la Biennale 2025 intenda trasformare Pisa in un laboratorio di idee per il futuro delle nostre città.
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«Così la buona architettura potrà migliorare i quartieri»
Verso la sesta edizione della Biennale: obiettivi e contenuti dell’evento anticipati da Massimo Del Seppia, presidente dell’Associazione LP
Pisa Pisa (anche) laboratorio di idee, innovazione architettonica contemporanea. L’architetto Massimo Del Seppia, presidente dell’Associazione LP e ideatore della Biennale di Architettura di Pisa, che quest’anno giunge alla sesta edizione, presenta come è nato il progetto anticipato, che animerà dalla Biennale 2025.
Architetto, ci racconta come è nata l’Associazione LP e quali valori guidano il vostro impegno per l’architettura e la città?
«L’Associazione LP (Laboratorio Permanente per la Città di Pisa) nasce da un’idea che si basa sulla passione per Pisa. Avevamo il desiderio di creare uno spazio di riflessione, proposta e azione concreta sulla città, considerando l’architettura come servizio per la qualità della vita delle persone. Fin dalla sua fondazione, LP ha seguito un principio preciso: lavorare sulla città di quartiere in quartiere, per piccoli passi, seguendo il principio delle azioni possibili».
Da cosa avete tratto ispirazione?
«Dalla trasformazione della città di Barcellona (avvenuta negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso) e dal suo principale intellettuale e progettista di riferimento, l’architetto catalano Oriol Bohigas, di cui quest’anno a dicembre ricorre il centenario della nascita, e del lavoro di MBM arquitectes: pensare ogni progetto come frammento integrato di una visione più ampia, che non si concentri solo sull’intervento specifico ma lo inquadri nel contesto urbano; promuovere piccole trasformazioni strategiche e diffuse, capaci di innescare cambiamenti significativi; pensare all’architettura come strumento di equilibrio sociale, in grado di migliorare la qualità della vita di tutti a partire da spazi e funzioni pubbliche».
Da qui il nome “Laboratorio Permanente per la città di Pisa”…
«Esattamente. La città cresce e si trasforma nel tempo, come un organismo vivente, e crediamo che il contributo dell’architettura debba essere continuo, dialogante, aperto alla partecipazione per l’esercizio di una cittadinanza attiva. Nel 2014, con la costituzione di LP, abbiamo scritto un manifesto di principi che è fondamenta di ogni progetto culturale della nostra associazione. Da qui e con questi presupposti di carattere umanistico, è nata l’idea di una Biennale di Architettura capace di portare a Pisa progetti da ogni luogo del mondo come contributi per una permanente riflessione sul futuro della città».
Come descriverebbe oggi il rapporto tra Pisa e l’architettura?
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Continua sul quotidiano Il Tirreno del giorno 4 giugno 2025.