Dal Po all’Arno, passando per il Los Angeles River: lo sguardo del fotografo Marco Introini sulla città di Pisa in mostra alla VI edizione della Biennale di Architettura di Pisa, dal 10 ottobre al 16 novembre 2025
Il fotografo di architettura Marco Introini, autore riconosciuto per le sue indagini sul paesaggio e le sue trasformazioni, sarà protagonista della VI edizione della Biennale di Architettura di Pisa con un progetto fotografico dedicato alla città e al suo fiume.
Durante il mese di luglio 2025, Introini realizzerà un’indagine visiva sulla città di Pisa che avrà come fulcro il fiume Arno, in particolare le “macchine idrauliche” che irreggimentano e controllano le sue acque per mitigare il rischio idraulico. Un’indagine che, come spiega lo stesso autore nella video-intervista, si inserisce perfettamente nella sua lunga ricerca sui “sistemi di controllo del paesaggio”.
“È molto interessante – racconta Introini – perché ho sempre lavorato sui sistemi di controllo del paesaggio, che hanno una doppia valenza: da un lato proteggere le persone e il territorio dall’erosione e dai fenomeni atmosferici estremi, sempre più frequenti; dall’altro, queste strutture diventano veri e propri segni architettonici che ridisegnano profondamente il paesaggio stesso”.
La fotografia, nel suo approccio, non è mai solo documentazione, ma anche riflessione estetica e culturale:
“La fotografia avrebbe anche la funzione proprio di far puntare lo sguardo e il pensiero sulla bellezza o su come dovrebbero essere disegnate queste porzioni di architettura che poi disegnano il paesaggio”.
Il lavoro che sarà presentato in Biennale metterà a confronto la contemporaneità pisana con il percorso di ricerca che Introini porta avanti da anni. Dalle arginature e dalle opere lungo il fiume Po in Italia, fino al Los Angeles River, il grande fiume californiano trasformato negli anni ’30 in una colossale infrastruttura di cemento, oggi oggetto di progetti di rinaturalizzazione:
“Questi sono i punti del lavoro – conclude Marco Introini -: la mia storia e la contemporaneità che emerge dal lavoro del luogo specifico che mi ospita”.
La mostra sarà parte del programma espositivo diffuso della Biennale e rappresenta uno dei momenti più significativi dell’indagine visiva e critica sul paesaggio contemporaneo, tema trasversale a tutta la sesta edizione.


