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Biennale Architettura Pisa

“E ora? L’oggi e l’architettura”: la lectio di Valerio Paolo Mosco che chiude la Biennale di Pisa 2025

Nella lectio “E ora? L’oggi e l’architettura”, Valerio Paolo Mosco ripercorre l’evoluzione del ruolo dell’architetto – dal maestro che guida il gusto al progettista che asseconda il committente – utilizzando l’immagine del pendolo. Una riflessione attuale che legge nella semplicità formale una possibile risposta alla complessità del nostro tempo. Photo credits: Nicola Ughi

Domenica 16 novembre, la VI Biennale di Architettura di Pisa 2025 si è chiusa con la lectio magistralis di Valerio Paolo Mosco, professore di Teoria dell’architettura e di Teoria del progetto all’Università Iuav di Venezia.
Con un titolo che è già una domanda aperta – “E ora? L’oggi e l’architettura” – Mosco ha invitato il pubblico a riflettere sul rapporto tra architetto e committente, attraversando decenni di storia, tendenze e derive del progetto contemporaneo.

Dal maestro che guida il gusto al progettista che “accontenta” il committente

Il punto di partenza della lectio è una figura che ha dominato a lungo l’immaginario della disciplina: l’architetto autore, capace di indicare e orientare il gusto del pubblico.
In questa fase, l’architettura è concepita come espressione di un pensiero forte, che si traduce in forme riconoscibili, spesso in anticipo rispetto alla sensibilità diffusa.

Mosco ha poi tracciato lo scivolamento verso un’altra polarità: l’architetto sempre più disponibile ad assecondare il gusto del committente, secondo logiche di mercato, branding e personalizzazione estrema.
Da un lato, la legittima esigenza di rispondere ai desideri di chi abita e finanzia l’opera; dall’altro, il rischio di scivolare in un’architettura kitsch, dove la sovrapposizione di stili, citazioni e materiali smette di essere linguaggio per diventare pura accumulazione.

L’immagine del pendolo: tra autonomia autoriale e compiacimento del gusto

Per leggere questa evoluzione, Mosco ha proposto l’immagine efficace di un pendolo che oscilla tra due estremi:

  • da un lato l’architetto-autore, che guida, interpreta, talvolta impone;
  • dall’altro l’architetto che si limita a restituire, amplificandolo, il gusto del committente, fino al limite del parossismo estetico.

La forza del pendolo, nella visione proposta, non sta solo negli estremi ma nelle posizioni intermedie: spazi in cui l’architettura è ancora capace di interpretare i bisogni della società, senza rinunciare alla propria autonomia critica.
Qui si gioca oggi gran parte della qualità del progetto: nella capacità di negoziare tra visione e domanda, tra responsabilità pubblica e desideri privati.

Less is… now? Semplicità e complessità nell’architettura contemporanea

La parte forse più sorprendente della lectio è stata la lettura dell’architettura contemporanea come risposta quasi paradossale alla complessità del presente.
Secondo Mosco, in un mondo dominato da crisi ambientali, instabilità economiche, overload informativo e trasformazioni sociali accelerate, molti progetti scelgono di reagire con un’estrema semplicità formale:

  • edifici “basici”, spogli, essenziali;
  • linguaggi ridotti, pochi materiali, palette sobrie;
  • spazi che sembrano “svuotare” il rumore del mondo anziché amplificarlo.

Non si tratta, però, di banalità o impoverimento linguistico. Al contrario, questa ricerca di semplicità consapevole può diventare una forma di resistenza: un tentativo di costruire ambienti che aiutino a ridurre la complessità percepita, offrendo luoghi di quiete, leggibilità e misura.

In questa prospettiva, Mosco ha suggerito che il nuovo “eden costruttivo” potrebbe essere fatto di spazi misurati, sobri, intenzionalmente calibrati per contenere l’eccesso, più che per celebrarlo.

Una domanda aperta all’architettura di oggi

La lectio magistralis di Valerio Paolo Mosco ha chiuso la Biennale non con risposte definitive, ma con una domanda che resta sospesa: “E ora?”
Che cosa significa progettare oggi, in un’epoca in cui il pendolo continua a oscillare tra autonomia autoriale e compiacimento del gusto, tra complessità del mondo e desiderio di semplicità?

La riflessione proposta alla Biennale di Architettura di Pisa 2025 invita architetti, studenti e committenti a interrogarsi sul proprio ruolo:

  • come si può ancora esercitare uno sguardo critico?
  • come evitare la scorciatoia del kitsch, senza rifugiarsi in una semplicità solo apparente?
  • come trasformare gli edifici in strumenti di decodifica – e non di ulteriore complicazione – del nostro tempo?

Sono domande che escono dalla sala della lectio e continuano ad accompagnare la città, i progettisti e la comunità che ha animato questa edizione della Biennale.

(Fonte: Ufficio comunicazione)